RINGRAZIAMENTI
Innanzitutto un ringraziamento alla sig.ra FORLIN Patrizia, responsabile della Biblioteca civica “D.Bonhoeffer” di Torino, per aver creduto nel nostro progetto ed averci aperto le porte della “sua” biblioteca.
Si ringraziano i bambini, che hanno partecipato in modo entusiastico e costruttivo al laboratorio; li presentiamo con vero piacere, in ordine rigorosamente alfabetico: Carla P., Chiara e Martina C., Consuelo e Marco R., Federico D., Giulia C., Ilaria V., Lorenzo D. e Valentina A.
LA STELLA DI EDOARDO
Messer Edoardo viveva in uno splendido palazzo affacciato sul Canal Grande.
La sua famiglia era fra le più ricche e famose di Venezia: il padre da giovane aveva fatto fortuna con i commerci in Oriente ed il Doge lo aveva ricompensato promuovendolo al rango di nobile e accogliendolo nel Consiglio che governava la città.
Anche madamigella Stella apparteneva ad una famiglia molto conosciuta a Venezia, il padre infatti era un esperto comandante della flotta veneziana e con le sue navi percorreva i mari di tutto il mondo per trasportare merci preziose.
Fu grazie ad uno di questi viaggi che Edoardo incontrò Stella: egli doveva recarsi in Turchia per acquistare spezie preziose e si imbarcò sulla nave del padre di Stella, che per la prima volta aveva deciso di farsi accompagnare dalla sua giovane figlia.
Durante quel lungo viaggio Edoardo e Stella ebbero modo di conoscersi e, una volta tornati a Venezia, continuarono a frequentarsi sempre più assiduamente, tanto che le rispettive famiglie decisero che avrebbero dovuto sposarsi.
Edoardo e Stella erano felicissimi, mancava ormai un solo mese alle nozze, e entrambi erano così occupati nei preparativi che quasi non riuscivano più ad incontrarsi.
Fu così che, dopo un intero giorno che Edoardo non aveva visto la sua bella Stella, decise di recarsi a casa sua per incontrarla.
Quando arrivò nei pressi del palazzo, Edoardo vide una grande confusione ed i genitori di Stella che parlavano con delle guardie armate.
Quando videro Edoardo subito gli raccontarono quello che era successo: Stella, insieme ad una sua amica, si era recata in una bottega per acquistare un gioiello per le nozze.
Nel negozio c'era un strano signore, vestito di nero e con un grosso cappello che gli copriva il volto; quando il suo sguardo incrociò quello di Stella, rimase colpito dalla sua bellezza, le si avvicinò, la prese sotto braccio e ... sparirono in una nuvola di fumo!
Non c'era alcun dubbio, quell'uomo misterioso doveva essere un potente mago ed aveva rapito la bella Stella.
Il problema era che nessuno in città lo aveva mai visto e quindi nessuno sapeva nemmeno dove andarlo a cercare.
Il capo delle guardie non sembrava avere idea di come procedere: bisognava cercarla in città? fuori città? per mare? proprio non sapeva cosa fare!
Edoardo decise che non c'era tempo da perdere; si congedò dai genitori di Stella e si diresse verso casa per organizzare le ricerche.
Sebbene la sua testa fosse piena di pensieri, non potè non notare un grosso gabbiano che volava roteando sulla sua testa e sembrava seguirlo lungo il cammino.
Anzi, più che seguirlo sembrava indicargli una direzione, verso le montagne.
Edoardo non aveva scelta, doveva fidarsi del suo intuito ma soprattutto doveva fidarsi di quel gabbiano.
Pensò alla sua Stella, a quanto lei amasse i gabbiani, e si convinse che era la cosa giusta da fare.
Giunto a casa prese la sua spada, la bisaccia, un po' di viveri e si diresse alla tenuta di campagna che la sua famiglia aveva appena fuori Venezia; lì avrebbe preso Fulmine, il suo cavallo preferito, e si sarebbe messo sulle tracce di Stella e dello stregone che l'aveva rapita.
Nel frattempo Stella si era risvegliata in una stanza spoglia e fredda in cima ad una torre.
Si affacciò alla finestra ma non vide nulla, tanto era buio; provò ad aprire la porta ma questa era chiusa.
Provò a chiamare, ad urlare, ma nessuno rispose: era disperata, lontana da casa e dal suo Edoardo, rapita da “ non sapeva chi ” e rinchiusa “ non sapeva dove ”.
Improvvisamente un martello che era appoggiato a terra cominciò a battere sul pavimento di legno, un colpo, due colpi, e poi ancora, quasi volesse annunciare qualche accadimento.
Ed infatti, subito dopo, l'uomo misterioso si materializzò in mezzo alla stanza e si diresse verso di lei.
Terrorizzata, Stella si rannicchiò sul letto, contro la parete.
L'uomo si tolse il cappellaccio e mostrò il suo viso, ricoperto da una lunga barba e piuttosto scavato dall'età.
Disse di chiamarsi Malfare, di essere un potente stregone, e di averla rapita perchè colpito dalla sua bellezza: ora era sua prigioniera e lo sarebbe rimasta fino al giorno in cui non avesse deciso di sposarlo.
Fece una grossa risata, si avvolse nel suo lungo mantello e sparì in una nuvola di fumo.
Stella rimase nuovamente sola in quella stanza e cominciò a guardarsi intorno per capire meglio in quale strano luogo fosse rinchiusa.
Nell'angolo vicino alla finestra c'era un piccolo tavolo per il trucco, con sopra una spazzola, una boccetta di profumo ed uno specchio.
A fianco al letto vi era un piccolo baule e sparsi sul pavimento c'erano degli strani chiodi, conficcati per metà nelle assi del pavimento.
Stella si diresse verso il tavolo da trucco e si sedette, ed ecco che improvvisamente lo specchio si levò e la spazzola iniziò ad accarezzare gentilmente i capelli della fanciulla.
Per la prima volta da quando era stata rapita Stella provò una sensazione di pace e tranquillità, subito interrotta da altri colpi di martello sul pavimento.
Stella intuì che lo stregone era di nuovo in arrivo e si rannicchiò nuovamente sul letto.
Pochi istanti ed ecco Malfare arrivare con una ciotola di cibo che appoggiò con sgarbo sul tavolo da trucco; questa volta neanche le rivolse la parola e così come era arrivato, scomparve nella solita nuvola di fumo.
Stella neanche guardò cosa c'era nella ciotola, di sicuro non aveva appetito; guardò invece dentro il baule che c'era ai piedi del letto per vedere se ci fosse qualcosa di utile per poter fuggire da quella prigione ma purtroppo era desolatamente vuoto.
Colta dalla disperazione, Stella si scagliò contro la porta per cercare di aprirla; all'inizio neanche si mosse, ma quando ci riuscì si presentò ai suoi occhi una creatura mostruosa, un enorme drago dagli occhi rossi e i denti aguzzi. Stella fu costretta a richiudere la porta e a rifugiarsi nuovamente sul letto.
Decise allora di forzare la finestra, aiutandosi con il martello, finché riuscì a spalancarla: fuori era notte fonda e si udiva solo il fischiare del vento fra le fronde degli alberi.
Improvvisamente dal buio emerse un grosso uccello bianco, un bellissimo gabbiano, che entrò nella stanza e volteggiò in tondo un paio di volte, prima di uscire e scomparire nuovamente nell'oscurità.
Stella provò a seguire con lo sguardo quel meraviglioso gabbiano, ma la sua attenzione fu presto attirata dagli occhi infuocati del drago che si dirigeva velocemente verso di lei.
Chiuse rapidamente la finestra e con l'aiuto del martello e dei chiodi riuscì a renderla impenetrabile, poi si stese sul letto e sprofondò in un sonno liberatore.
Edoardo invece non riuscì a chiudere occhio quella notte: la camera della locanda era accogliente ed il letto morbido, ma lui pensava alla sua Stella e a dove potesse essere rinchiusa.
Alle prime luci dell'alba Edoardo lasciò la locanda: appena uscito dal paese volse lo sguardo al cielo e fu felice di vedere nuovamente il grosso gabbiano volteggiargli sulla testa.
La sera precedente, al calar della notte non era più riuscito a vederlo e questo fatto lo aveva molto preoccupato.
Rincuorato dalla presenza del gabbiano, spronò Fulmine e galoppò tutto il giorno attraverso boschi e praterie, colline e paesi, senza neanche fermarsi per mangiare.
Al calare della sera, si trovò ai bordi di un grosso bosco, in un posto sconosciuto e lontano da qualsiasi luogo abitato.
Decise allora di prepararsi un bivacco per la notte, accese un fuoco e legò Fulmine ad un albero vicino.
Mangiò un po' di pane e della carne secca che aveva comprato alla locanda e si coricò accanto al fuoco.
Alcune ore dopo, venne svegliato da strani rumori che venivano dall'albero a cui Fulmine era legato.
Prese un tizzone ardente dal fuoco e si avvicinò all'albero, guardò in alto e vide un grosso gufo.
Stava già per tornare a riposare quando udì una vocina venire proprio da dove aveva visto il gufo.
Impossibile, pensò Edoardo, i gufi non possono parlare, eppure quella vocina sembrava proprio arrivare dal grosso pennuto.
Edoardo si sedette in terra e tese le orecchie per capire che cosa aveva da dirgli l'uccello: il gufo, che disse di chiamarsi Cristoforo, lo avvisava che era vicino alla meta, oltre il bosco infatti vi era il castello del malefico Malfare.
Egli era un pericoloso stregone, capace di strabilianti sortilegi, si muoveva a dorso di un grosso drago chiamato Drugo e si serviva di un piccolo pipistrello, Spicchio, per essere informato di tutti i movimenti all'interno del bosco.
Suggerì quindi al ragazzo di cercare ai piedi dell'albero una piccola chiave dorata che gli sarebbe stata molto utile per penetrare all'interno del castello; poi, senza dire più nulla, scomparve nel buio della notte.
Edoardo guardò ai piedi dell'albero e notò la chiave che brillava fra gli arbusti, la prese e se la mise in tasca, poi tornò vicino al fuoco e cercò di riposare: il giorno successivo sarebbe stato molto faticoso e pericoloso.
La mattina successiva, di buon ora, Malfare stava mangiando nella sala da pranzo del suo castello, quando Spicchio – il pipistrello spione – entrò dalla finestra ed iniziò a svolazzare sopra lo stregone.
Lo stregone capì che qualche intruso si stava avvicinando al castello, lasciò il cibo e corse nella sala degli strumenti per prendere il suo cannocchiale magico.
Lo puntò verso il bosco e vide un giovane a cavallo procedere al galoppo verso il castello: non conosceva Edoardo ma capì subito che quel ragazzo era lì per liberare Stella.
Ebbe giusto il tempo di chiamare Drugo e prepararlo alla battaglia che già gli zoccoli di Fulmine calpestavano pesantemente il ponte levatoio.
Edoardo aprì il pesante portone del castello e – accidenti – si ritrovò nel bel mezzo di una battaglia fra uomini di un tempo e di un mondo sconosciuti; ma quale incantesimo era mai questo, pensò Edoardo, cercando di schivare i colpi di clava e le frecce che cadevano da ogni dove.
A fatica riuscì a mettersi a riparo e ad avviarsi piano piano verso il portone che aveva appena varcato, chiudendoselo velocemente alle spalle.
Percorse quindi il perimetro del castello per trovare qualche altro posto per potere superare le alte mura; ai piedi della torre trovò una piccola porta, chiusa a chiave.
Estrasse dalla tasca la chiave che il gufo Cristoforo gli aveva indicato la sera prima nel bosco, la infilò nella serratura, questa si aprì e lasciò libero accesso al castello.
Seguì un lungo camminamento e poco dopo si trovò nel centro del cortile, dove Malfare, a dorso del feroce Drugo, lo stava attendendo per sfidarlo a duello.
Stella, dalla sua prigione in cima alla torre, riuscì soltanto ad intuire quello che stava realmente accadendo nel cortile del castello; si mise quindi ai piedi del letto a pregare affinchè il suo giovane eroe potesse avere la meglio sul vecchio stregone e potesse così liberarla.
Il combattimento fu lungo e cruento, spesso il coraggio del nobile Edoardo fu messo a dura prova dagli incantesimi dello stregone, ma la sua giovane età e la sua forza gli permisero di avere la meglio su Malfare.
Quando Edoardo riuscì finalmente a trafiggere con la spada lo stregone, tutto ciò che era intorno a lui cominciò a trasformarsi: le alte e severe mura del castello si trasformarono in eleganti muri decorati, il polveroso cortile si trasformò in uno splendido giardino con aiuole piene di fiori ed il castello tornò ad essere il magnifico palazzo che era prima dell'arrivo di Malfare.
Anche nella stanza in cima alla torre tutto era tornato come era in passato: la austera cameretta era di nuovo una splendida stanza da letto con le pareti coperte di arazzi e quadri, arredata con mobili di finissima fattura e con una bellissima vetrata affacciata sul parco.
Ma quello che più sorprese Stella fu vedere gli oggetti che tanto le erano stati cari in quei momenti di prigionia trasformarsi in giovani ed eleganti persone: lo specchio si trasformò nel principe William, proprietario di quello splendido palazzo, la boccetta di profumo nella principessa Elisa, sua sposa, e la spazzola ritornò ad essere il vecchio e fedele maggiordomo.
Anche il martello cambiò aspetto, trasformandosi in Kim, il fedele cane del principe William, e che dire del drago, trasformatosi in uno splendido cavallo bianco, e del pipistrello spione, tornato ad essere una giovane aquila.
Seppure profondamente stupita da quello che stava accadendo, Stella si congedò frettolosamente da quelle persone e corse giù dalle scale della torre alla ricerca del suo amato Edoardo.
Lo trovò al centro del salone mentre guardava in ogni dove alla ricerca di Stella: appena la vide, Edoardo le corse incontro e la abbracciò appassionatamente.
Finalmente erano di nuovo insieme, lontani da casa, ma sani e salvi.