IL GIARDINO DELLE RISATE
Giacomo e Cecilia si conoscevano da sempre.
Erano nati lo stesso anno, vivevano in due case affacciate sulla stessa strada, avevano fatto l'asilo e le scuole elementari insieme ed ora erano nella stessa classe alle medie, la II B.
Erano anche vicini di banco, in ultima fila, vicino alla finestra; la loro classe era a piano terreno e la finestra si affacciava su un vecchio giardino abbandonato, abitato ormai soltanto da due cani randagi a cui ogni tanto i passanti lasciavano qualche tozzo di pane e del cibo.
Cecilia era solita gettare lo sguardo dalla finestra durante le lunghe ed estenuanti lezioni di letteratura della professoressa Moriondi ed osservare il pigro gironzolare di Flick e Flock - così aveva soprannominato i due cani - per poi raccontare tutto a Giacomo.
Al solito, la professoressa Moriondi li scopriva chiacchierare e sgridava puntualmente Giacomo!
Un giorno, l'attenzione di Cecilia fu attirata da un improvviso bagliore proprio vicino alla grossa quercia dove abitualmente riposavano Flick e Flock: "Hey Giacomo! C'è qualcosa di strano nel parco. guarda!".
"Basta Cecilia, ieri mi sono beccato una nota per colpa tua. Mi racconti tutto nell'intervallo".
"Dai, solo un attimo! Guarda".
La reazione della professoressa Moriondi non si fece aspettare a lungo:
"De Giorgi, mi porti il diario sulla cattedra!".
Giacomo cacciò un'occhiataccia a Cecilia, si alzò e portò il suo diario sulla scrivania della professoressa, poi tornò al posto.
Il resto della giornata passò con Cecilia tutta agitata che continuava a guardare fuori dalla finestra e Giacomo che cercava di non farsi coinvolgere, poi finalmente suonò la campanella e poterono uscire.
Appena fuori dalla scuola corsero all'ingresso del giardino, scavalcarono il cancello e si diressero verso il punto dove Cecilia aveva notato quel bagliore.
Di Flick e Flock non c'era traccia, in compenso, appollaiata sotto l'albero, c'era una ragazzina, vestita in un modo molto strano: una lunga tunica rosa ed ai piedi dei calzari di cuoio.
Per nulla intimoriti, i due ragazzi si avvicinarono:
"Ciao. Come ti chiami? Da dove vieni? - disse Cecilia - Lo sai che sei vestita in modo davvero bizzarro?"
"Mi chiamo Meteora. e vengo da Gamma-X2".
"Meteora? Gamma-X2? Tu leggi troppi fumetti di fantascienza!" sghignazzò Giacomo, che per tutta risposta ricevette una gomitata da Cecilia.
"Non dargli retta - disse Cecilia - continua".
"Mi chiamo Meteora, vengo da Gamma-X2 e sono la figlia di re Gaio. Sono stata inviata sulla Terra da mio padre in missione, mia sorella Galassia invece è stata inviata su AlphaVega".
"Io però non vedo alcuna astronave! Come sei arrivata fin qui, volando?!".
Giacomo proprio non riusciva a prendere sul serio quello che diceva la ragazza.
"Noi non usiamo astronavi, attraversiamo l'universo usando portali spazio-temporali, che si attivano ogni quattro cicli Gamma. Più o meno due dei vostri mesi"
"Ecco cos'era quel bagliore che ho visto dalla finestra" esclamò Cecilia, poi aggiunse "Hai parlato di una missione, ci puoi dire di che cosa si tratta? Possiamo aiutarti?".
"La situazione sul mio pianeta è disperata. Le truppe d'assalto di Gamma-X1, il nostro pianeta gemello, ci hanno invaso e ci hanno rubato l'allegria. Sui nostri pianeti non si può vivere senza allegria; da molto tempo ormai il nostro popolo è triste e neanche i bambini riescono più a sorridere. Ancora alcuni cicli Gamma in questa situazione e tutti noi scompariremo. Ecco ciò che aspettano impazienti i nostri feroci fratelli di Gamma-X1. Mio padre ha interrogato i nostri scienziati, i nostri sacerdoti e sembra che ormai l'unica soluzione possibile sia quella di portare su Gamma-X2 risate di bambini da altri pianeti".
"Aiuto! - esclamò Giacomo - sei qui per rapirci! Scappa Cecilia!"
I ragazzini stavano già per precipitarsi fuori dal giardino quando Meteora continuò: "Non abbiate paura! Non voglio rapirvi, voglio solo che le vostre risate e quelle dei vostri amici raggiungano Gamma-X2, attraverso il portale".
"Tutto qui?! - fece Cecilia - sarà facile come bere un bicchiere di limonata! Basterà registrare le voci festanti al Luna Park!"
"Purtroppo non sarà così facile - disse Meteora - le risate dovranno essere reali, il portale deve captare le vibrazioni gioiose: una registrazione non funzionerebbe mai".
"E dov'è il problema? - esclamò Giacomo - facciamo aprire il portale direttamente al Luna Park, la domenica pomeriggio".
"Purtroppo anche questo non sarà possibile. Come vi dicevo, il portale si riaprirà esattamente qui fra quattro cicli Gamma, resterà aperto per alcuni minuti poi si richiuderà ed io dovrò per forza tornare sul mio pianeta, spero insieme a un ricco carico di risate".
"Va bene - disse Cecilia - ti aiuteremo noi. Adesso però dobbiamo andare a casa, altrimenti i nostri genitori si preoccuperanno. Perché non vieni con noi?"
"Verrei volentieri, ma devo cercare un riparo dove poter dormire questa notte, e le successive, e poi "...
"Non preoccuparti, ho un'idea - disse Cecilia - vieni con noi ".
Si avviarono così tutti e tre verso casa.
Quando arrivarono Cecilia disse alla mamma: "Mamma, ti presento Meteora. E' una ragazza in visita alla nostra scuola e si intratterrà per circa un paio di mesi - esordì Cecilia - possiamo ospitarla per un po' di tempo?"
"Ciao Meteora, benvenuta!" disse la mamma, poi rivolgendosi alla figlia "Certo che può fermarsi da noi qualche giorno, diciamo fino al week-end. Ma adesso a tavola, la pasta si fredda. Vieni anche tu, Giacomo".
Dopo pranzo la mamma andò a preparare la camera degli ospiti insieme alla figlia: "Simpatica la ragazzina. e la settimana prossima, da chi andrà? Da Claudia? Da Giulia?".
Cecilia, imbarazzatissima, balbettò una risposta: "Al momento non è ancora chiaro. potremo ospitarla noi per i due mesi?"
"Mah, adesso vediamo - replicò la mamma - domani vado a scuola e ne parlo con i professori. Poi sentiamo anche papà, questa sera".
Cecilia non replicò, finì di preparare il letto e corse giù in sala dove la aspettavano Giacomo e Meteora, pronti a tornare al parco.
"Domani la mamma andrà a scuola e scoprirà tutto!" esclamò Cecilia, "Dobbiamo dirle la verità" aggiunse Giacomo, anche Meteora con un cenno del capo concordò con i suoi due giovani amici.
Quando la mamma li raggiunse, i tre amici erano seduti sul divano, la invitarono a sedersi con loro ed iniziarono a raccontare la loro incredibile storia.
"Capisci mamma, dobbiamo assolutamente riuscire a portare dei bambini in quel giardino" concluse Cecilia, "potremmo organizzare una festa" suggerì Giacomo, "Si, certo! Ma quel giardino è in pessime condizioni, quale mamma lascerebbe giocare il suo bimbo in quel luogo?" replicò Cecilia sconsolata.
All'inizio del racconto la mamma di Cecilia pensò ad uno scherzo, poi man mano che la figlia proseguiva si faceva sempre più seria, finché al termine del racconto disse: "Avete ragione! Quel giardino abbandonato va riordinato e restituito ai bambini del quartiere. Oggi pomeriggio vado in ufficio e ne parlo direttamente con l'assessore all'urbanistica, lo trasformeremo in un bellissimo parco giochi"; la mamma di Cecilia lavorava infatti in comune e non aveva difficoltà ad incontrare i vari assessori ed il Sindaco.
Quel pomeriggio i ragazzi si recarono di nuovo al parco, scavalcarono il cancello ed iniziarono a pensare come avrebbero potuto trasformarlo in un bel parco giochi: Giacomo si ricordò che il vecchio zio Rodolfo era un bravissimo giardiniere, ormai in pensione, e sicuramente avrebbe potuto dare loro una mano, Cecilia invece si ricordò che nel box della nonna era stata ritirata una vecchia altalena che, debitamente ristrutturata, avrebbe ancora potuto fare bella mostra di sé nel parco.
Giacomo aggiunse: "Potremmo poi passare casa per casa a vedere se qualcuno può darci una mano. In fondo, un bel parco giochi per bambini sarebbe davvero utile in questo quartiere".
Quando tornarono a casa per cena i ragazzi erano molto eccitati, ma il loro entusiasmo si spense di fronte alle parole della mamma.
"Ho parlato con l'assessore - disse - e anche con il sindaco. Non c'è niente da fare, quell'area è destinata a posteggio per la scuola, presto inizieranno i lavori", ma vedendo la delusione dei ragazzi la mamma aggiunse: "Non disperate. Domani andrò a parlarne con il preside della scuola e vediamo se si riesce a far qualcosa. Ora però ceniamo e poi, tutti a letto!".
Il giorno successivo la mamma accompagnò a scuola i ragazzi e passò nell'ufficio del preside.
"Buongiorno, sono la mamma di Cecilia Rando della IIB. Posso disturbarla un attimo? Vorrei proporle un progetto per la scuola".
"Si accomodi, prego!" fu la risposta del preside.
Dopo una mezz'oretta di discussione il preside concluse: "Allora siamo d'accordo. Io convocherò il consiglio d'istituto e presenterò l'iniziativa; lei invece si occuperà delle pratiche in comune".
Il consiglio d'istituto accolse con entusiasmo l'iniziativa di ripulire il vecchio giardino, rinunciando di buon grado alla realizzazione del posteggio.
Ovviamente ci sarebbe anche stato un coinvolgimento attivo dei ragazzi, che avrebbero dato il loro contributo durante le lezioni di ginnastica e nelle ore libere del pomeriggio.
Molto meno entusiasmante fu la reazione del Sindaco, che su quel posteggio aveva da tempo posto la sua attenzione e aveva già coinvolto una ditta per i lavori di pulizia ed asfalto dell'area.
"Non capisco perché lei debba prendere iniziative di questo genere! - ringhiò il sindaco - Ben sapeva che sia io che l'assessore eravamo contrari".
La mamma di Cecilia però non si fece impressionare, e con calma serafica replicò: "Non vorrà mica mettersi di traverso ad un progetto educativo della scuola che frequenta suo figlio?!" e aggiunse, maliziosa: "E poi, fra un paio di mesi ci saranno le elezioni.".
Già, le elezioni. Il sindaco era in corsa per essere rieletto e di sicuro non sarebbe stata una buona pubblicità sacrificare un giardino per un posteggio contro la volontà dei professori, degli studenti e dei loro genitori.
"E va bene, va bene. Fate questo maledetto giardino! E adesso se ne vada, ho molto da fare. Per le pratiche si rivolga all'Ufficio Tecnico".
Alla mamma di Cecilia il sindaco non era mai stato simpatico, ed essere riuscita a metterlo con le spalle al muro ed ottenere quello che le interessava le aveva dato una grande soddisfazione; decise così di invitare i ragazzi a festeggiare in pizzeria.
Meteora era raggiante, Cecilia e Giacomo fra una fetta di pizza e un bicchiere di coca-cola si prepararono ad organizzare un passaparola nel quartiere per coinvolgere quante più persone possibile in questa avventura.
In breve tempo, il vecchio giardino divenne un vero cantiere; la mattina tutti a scuola, il pomeriggio invece al giardino a lavorare, con l'aiuto di qualche genitore o amico adulto.
E Meteora? Nel quartiere ormai tutti la conoscevano, ma nessuno poteva immaginare chi fosse davvero, soltanto i ragazzi e la mamma di Cecilia conoscevano infatti la verità.
C'era inoltre un altro problema: come avrebbero potuto nascondere l'apertura del portale alla gente che festeggiava nel giardino?
Fortunatamente Meteora aveva la soluzione: il portale si sarebbe aperto in un punto preciso del giardino e non sarebbe stato visibile agli uomini, la sua apertura avrebbe semplicemente provocato un rapido bagliore, che nella confusione della festa non sarebbe stato facilmente notato; in ogni caso decisero di nascondere il portale dietro una siepe che avrebbero piantato.
Alcune settimane di lavoro e finalmente il giardino fu pronto: l'erba rasata di fresco da zio Rodolfo, l'altalena sistemata dal nonno di Cecilia proprio sotto la vecchia quercia, un vecchio dondolo sotto la quercia più alta, lo steccato riverniciato di fresco, e poi fiori dappertutto.
Mancavano solo due giorni all'inaugurazione, ma soprattutto mancavano soltanto due giorni allo scadere dei quattro cicli Gamma: Meteora, i suoi due amici e tutti gli altri bambini e adulti avevano fatto davvero un ottimo lavoro.
Giunse così il grande giorno.
Nel parco c'erano tavole imbandite con bibite e torte fatte dalle mamme dei ragazzi della scuola, una bella siepe copriva perfettamente il punto in cui si sarebbe aperto il portale: tutto era pronto per dare inizio alla festa.
All'improvviso davanti al giardino si fermò una grossa auto nera dalla quale scese il Sindaco; a seguire le auto di alcuni giornalisti e fotografi; la notizia della ristrutturazione del parco era infatti giunta alla stampa ed il Sindaco aveva deciso di cogliere questa occasione per farsi vedere e fotografare con i suoi concittadini e farsi così un po' di pubblicità per le prossime elezioni.
Raggiunse i ragazzi ed i genitori ed iniziò a stringere mani, a congratularsi, poi salì su una panchina e attaccò con un lungo discorso.
I ragazzi erano sulle spine: da un momento all'altro si sarebbe aperto il portale e Meteora avrebbe dovuto lasciarli, portando con sé le risate dei bambini e non certo le chiacchiere barbose di un vecchio sindaco.
Giunse di corsa la mamma di Cecilia: "Ragazzi, dovete inventarvi qualcosa, e alla svelta! Quando il Sindaco inizia a parlare non la smette più!".
"... e così, cari concittadini, vorrei ringraziare tutti i ragazzi che ci hanno aiutato, col loro lavoro, a costruire questo bel giardino, ma prima permettetemi di citare qualcuna delle altre opere che la giunta ha voluto donare alla città".
Cecilia, Giacomo e Meteora si guardarono negli occhi atterriti: tra non più di dieci minuti si sarebbe aperto il portale, non potevano aspettare oltre!
Passarono parola ai loro amici e si radunarono all'ingresso del parco, poi improvvisamente tutti i bambini iniziarono a correre verso la panchina dove il Sindaco teneva il suo comizio urlando a squarciagola: "Evviva! Evviva il nuovo giardino!".
Il Sindaco smise improvvisamente di parlare, si guardò intorno stupefatto e disse, un po' a malincuore: "Va bene. Ho capito. Date inizio ai festeggiamenti. e divertitevi nel nuovo giardino della città"; scese dalla panchina, si fece largo fra i bambini festanti e si allontanò dal parco.
La festa finalmente poté cominciare, i bimbi giocavano rumorosamente a palla, andavano sull'altalena e si rincorrevano ovunque facendo ogni tanto tappa ai tavoli per bere e mangiarsi una fetta di torta.
Nell'aria c'era un frastuono incredibile di urla e di risate, l'atmosfera era ricca di allegria, esattamente quello di cui aveva bisogno Meteora per gli abitanti di Gamma-X2.
All'improvviso, un lampo!
Come previsto, nessuno ci fece troppo caso, tranne ovviamente Meteora ed i suoi due amici; Meteora si congedò dalla mamma di Cecilia ed insieme ai suoi due amici raggiunse il portale.
Ringraziò Cecilia e Giacomo a nome di suo padre e di tutta la popolazione di Gamma-X2, abbracciò i ragazzi calorosamente e scomparve nella nuvola di luce per tornare sul suo pianeta, non prima di aver dato loro appuntamento al parco, dopo quattro cicli Gamma.