SPEZIE D'ORIENTE
Mancava un mese al matrimonio del principe e i preparativi procedevano per il meglio sotto l'attenta regia di Gustavo, il cancelliere di Corte.
Il re in persona aveva incaricato Gustavo di seguire passo a passo i preparativi per la cerimonia: tutto doveva essere perfetto, sfarzoso.
Le attività procedevano febbrilmente: i sarti producevano abiti eleganti e sontuosi per le dame ed i nobili del regno, i musici componevano le melodie da suonare durante la cerimonia, nei vivai si stavano selezionando i fiori più belli e profumati e nelle cucine si stavano raccogliendo le migliori provviste per organizzare il pranzo più grandioso che si fosse mai preparato a corte.
Proprio dalla cucine arrivò un giorno una terribile notizia: il vecchio cuoco Frolant, colto da un malore, era morto improvvisamente.
“Tragedia – si disperò Gustavo – come faremo senza il nostro cuoco? Era il più abile di tutto il regno. E adesso dove ne trovo un altro in grado di sostituirlo in così breve tempo?”.
Tutto agitato si avviò verso la sala del trono, dove il re e la regina stavano verificando la disposizione degli arredi per la cerimonia.
“Già me lo sento! – pensava Gustavo – il sovrano mi dirà che è un problema mio. E che dovrò fare alla svelta. E che non posso fallire!”.
Il re infatti aveva avverito Gustavo: “Se tutto andrà per il meglio, sarai nominato Gran Ciambellano, ma se viceversa qualcosa dovesse andare per il verso sbagliato, sarai cacciato da corte e andrai a riscuotere le tasse nelle campagne”.
Riscuotere le tasse per conto del re non era un mestiere facile, né tanto meno sicuro: c'erano i contadini che si ribellavano ai pagamenti, c'erano il ladroni che ti assaltavano per strada; insomma, molto meglio stare al castello.
Improvvisamente Gustavo si ricordò che il vecchio cuoco aveva un figlio, anch'egli molto abile in cucina, che viveva nella Contea del Papavero, ordinò quindi ad un paio di cavalieri di andarlo a cercare e di condurlo il più in fretta possibile a palazzo.
Fu così che il povero Amadeo, figlio del grande Frolant, fu prelevato dalla sua locanda e condotto senza troppi complimenti a corte.
“Mio giovane Amadeo – disse Gustavo – che piacere vederti di nuovo qui”.
“Messer Gustavo. Che maniere son mai queste – disse Amadeo – perchè mi avete rapito e portato qui a palazzo?!”. E continuò: “Ben sapete che due cuochi non possono lavorare nella stessa cucina, e qui c'è già mio padre. O l'avete dimenticato?!”.
Gustavo scoprì così che Amadeo era ancora all'oscuro della triste sorte del padre.
Lo fece accomodare e gli diede la triste notizia; poi gli spiegò il motivo di tanta fretta.
“Capite bene che nessun'altro all'infuori di voi può togliermi da questo pasticcio. Mi aiuterete vero? La riconoscenza del sovrano sarà molto grande!”
Ancora un po' frastornato dalla notizia della morte del padre, ma allettato dalla possibilità di guadagnare molti quattrini e dimostrare quanto fosse diventato bravo nell'arte della cucina, il giovane Amadeo decise di accettare l'offerta.
Piuttosto sollevato, Gustavo chiese quindi uduenza al re per presentare il nuovo cuoco di corte: “Sire, mi permetta di presentarle il giovane Amadeo, figlio del grande Frolant. È un abile cuoco, molto apprezzato nella Contea del Papavero, dove risiedeva fino ad oggi”.
“Mio giovane Amadeo – disse il re rivolto al ragazzo – ve la sentite di prendere il posto di vostro padre? Vi ricordo che fra tre settimane dovrete preparare il banchetto per le nozze del principe. È un impegno molto gravoso, che non ammette fallimenti”.
Spavaldamente il giovane replicò: “Certo maestà. Accetto l'incarico e vedrete che non rimarrete deluso”.
Il sovrano sembrò sollevato, poi d'un tratto si fece serio e disse: “E sia. Siete il nuovo cuoco. Però per questa domenica dovrete preparare un banchetto degno della cerimonia che ci aspetta. Sarà la vostra occasione di dimostrare se e quanto valete”.
Poco dopo Amadeo era già all'opera nelle cucine: aveva solo due giorni per praparare un succulento pranzo.
Si consigliò con gli aiuto cuochi che avevano lavorato con il papà per capire quali fossero i gusti del sovrano ed iniziò a preparare delle squisite pietanze, cacciagione arrosto e verdure in abbondanza.
Il grande giorno era arrivato, la tavola era stata preparata con la solita cura e Amadeo aveva controllato di persona i vari piatti che sarebbero stati serviti al sovrano ed ai suoi ospiti.
Quando il pranzo fu concluso, il re fece convocare il giovane Amadeo: “Sono abbastanza soddisfatto del pranzo che mi hai preparato. I piatti erano ben cucinati e presentati con cura. Però tuo padre era in grado di fare meglio. Per domenica prossima voglio che tu mi proponga qualcosa di nuovo e di più raffinato e ricorda, mancano solo due settimane alle nozze del principe. E adesso, vai!”.
Insomma, non si poteva dire un gran successo.
Amadeo tornò quindi a consultarsi con i suoi aiutanti: “Non capisco – disse – ho preparato tutto come descritto nelle ricette di mio padre. Tutto sembrava perfetto, eppure il sovrano non mi è sembrato soddisfatto. Cosa mi può essere sfuggito?”
Fu a quel punto che Baldassarre, l'aiuto cuoco più anziano, disse ad Amadeo: “Il vostro padre, su tutti i piatti appena preparati, spargeva un composto segreto, una specie di polverina contenuta in un'ampolla che costodiva gelosamente”.
Fu così che Amadeo si fece accompagnare agli appartamenti del padre ed iniziò a frugare dappertutto alla ricerca della preziosa ampolla.
Dapprima trovò sparsi qua e là appunti con le ricette preferite dal re, molto preziosi per la preparazione del pranzo domenicale.
Continuò quindi a cercare finché, nascosta dietro il doppio-fondo di una credenza, trovò la preziosa ampolla, con appesa una pergamena con delle strane scritte.
La aprì e ne annusò il contenuto: era un profumo pungente ed inebriante.
“Devo fare attenzione a non esagerare – pensò Amadeo – ora però devo correre alle cucine ed iniziare a fare qualche prova”.
Preparò quindi alcuni piatti e li insaporì con la misteriosa polverina: era incredibile come una minuscola spolverata fosse in grado di esaltare i sapori di ogni pietanza.
Soddisfatto della scoperta, organizzò il pranzo della domenica.
Questa volta la reazione del re fu del tutto diversa da quella della settimana precedente.
“Bravo Amadeo. Questo sì che è un pranzo degno di un re! Hai superato degnamente la tua prova”. E poi aggiunse: “La cerimonia di domenica sarà la più importante della storia del regno, ed il pranzo che preparerai dovrà essere all'altezza della situazione: solo così potrai diventare il nuovo Cuoco di Corte.”.
Amadeo tornò alle cucine tutto contento, ma questo stato di euforia si spense non appena vide che nell'ampolla era ormai rimasta pochissima polverina.
“Adesso sì che sono nei guai – pensò Amadeo – dove riuscirò a trovare altra polvere per preparare il pranzo di nozze?!”.
Il vecchio Baldassarre vide Amadeo così depresso: “Messer Amadeo, cos'è che vi opprime così tanto? Il pranzo è stato un grande successo”.
“Hai ragione, Baldassarre – rispose Amadeo – ma il segreto era il contenuto di questa ampolla, che come vedi è ormai vuota”.
Baldassarre guardò il prezioso contenitore e vide la pergamena attaccata al collo dell'ampolla.
“E questa cos'è?” disse Baldassarre, indicando la pergamena.
“Non lo so – disse Amadeo – ci sono delle scritte in una lingua che non conosco. Chissà, magari sono la chiave per risolvere questo mistero.”
“Mio cugino Gastolfo commercia vasellame e gioielli con le popolazioni d'Oriente – disse Baldassarre – forse lui può aiutarci”.
“Presto, allora, andiamo da lui” disse Amadeo trascinando Baldassarre per un braccio.
Raggiunsero la casa di Gastolfo, che era in compagnia di un mercante arabo di nome Kassim.
Baldassare raccontò al cugino dell'ampolla e mostrò a Gastolfo e Kassim la preziosa pergamena.
Gastolfo non fu in grado di capire nulla, ma Kassim seppe interpretare il messaggio della pergamena.
Cucinare è come comporre una canzone:
nessuno strumento a fiato o a corda può sostituire
la voce melodiosa del cantante.
Queste spezie sono la voce che serve ai tuoi piatti.
Dunque era questo il segreto di suo papà: un composto a base di preziose spezie d'Oriente.
“Mio caro Kassim – disse Amadeo – sapresti dirmi di quali spezie si tratta e come potrei fare per averne in quantità a castello per domenica?”.
Kassim aprì l'ampolla ed annusò con attenzione: “È difficile riconoscere le singole spezie da questo composto – disse – direi che ci potrebbe essere del chinchero, oppure dello zaffrosio… uhm forse anche un pizzico di parenzio.”
Poi aggiunse: “Io però commercio in gioielli, non sono molto esperto in spezie. Ricordo però di aver viaggiato con un tal Assuan, anche lui diretto in questo paese, che trasportava vivande e spezie”.
Amadeo aveva ascoltato con attenzione le parole del mercante: “Dimmi, mio buon Kassim, dove potrei trovare questo Assuan?”.
“L'intera carovana è accampata appena fuori le mura – disse Kassim - se lo desideri posso accompagnarti”.
Quando Amadeo, Gastolfo ed Kassim arrivarono all'accampamento il vecchio Assuan aveva già smontato la sua tenda e si apprestava a lasciare il paese.
“Assuan! Assuan! – gridò Kassim – dove stai andando?”.
“Purtroppo ho fatto un lungo viaggio per niente – rispose Assuan, molto triste – la persona a cui dovevo portare le mie spezie è morta e adesso non so cosa fare”.
E aggiunse: “Qui, a parte il vecchio Frolant, nessuno sa apprezzare queste particolarissime spezie d'Oriente”.
A queste parole il giovane Amadeo trasalì: ”Hai detto Frolant? – disse rivolto al vecchio Assuan – Ma era mio padre!”.
Poi estrasse dalla bisaccia la preziosa ampolla e la mostrò la vecchio mercante: “Dimmi Assuan, sono queste le spezie che mio padre ti aveva chiesto di portare dall'Oriente?”.
Assuan aprì l'ampolla e riconobbe subito il composto di spezie che il vecchio cuoco aveva messo a punto in questi lunghi anni.
“Non c'è dubbio, sono proprio loro – esclamò Assuan – tuo padre era un vero intenditore”.
Felice come non mai, Amadeo pregò Assuan di seguirlo a palazzo con l'intero carico di spezie e frutti esotici.
Finalmente Amadeo poteva dedicarsi senza altre distrazioni alla preparazione del banchetto nuziale; assieme al fidato Baldassarre preparò il più sontuoso e succulento banchetto che si fosse mai visto a corte, degno coronamento della cerimonia di nozze del principe.
Gustavo su insignito del titolo di Gran Cianbellano e Amadeo fu proclamato Cuoco di Corte con tutti gli onori.
Finiti i festeggiamenti a corte, Amadeo raggiunse Baldassarre, il cugino Astolfo e gli amici Kassim ed Assuam e festeggiarono per tutta la notte.