TOMMY E IL TOPOLINO
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Capitolo 1
Tommy lavorava come garzone nella bottega del signor Gaspare, il fabbro del paese. Aiutava il fabbro nelle faccende di bottega ed in cambio otteneva di poter mangiare alla sua tavola e dormire nella casetta vicino alla fornace.
La giornata iniziava presto per Tommy: sveglia all’alba, apertura della bottega, accensione dei bracieri ed inizio del duro lavoro di forgia e battitura del ferro; il signor Gaspare arrivava in tarda mattinata, parlava e contrattava con i clienti e soprattutto intascava i denari.
Al povero Tommy, a fine settimana, non rimanevano che pochi spiccioli. Il lavoro era molto duro, così, quando il tempo lo permetteva, a mezzogiorno Tommy usciva dal paese, si dirigeva verso il bosco in riva al fiume e consumava il suo pasto: finalmente un po’ di pace, lontano dai fragori della bottega e dalle urla del signor Gaspare.
Un giorno, mentre stava mangiando, vide due gatti randagi rincorrere un povero topolino; stavano ormai per prenderlo quando il topo finalmente riuscì a rifugiarsi nella sua tana, fra le radici di un grosso albero.
I gatti però continuavano nella caccia, infilando le zampe nella stretta apertura della tana, cercando di far uscire il malcapitato topolino. Tommy decise che la caccia doveva finire; prese un grosso ramo da terra e si avviò verso i gattacci. Due o tre colpi ben dati ed i gatti fuggirono a zampe levate.
Prese dalla sua bisaccia un pezzo di formaggio e lo pose proprio di fronte all’ingresso della tana del topo, poi si sedette in attesa. Dapprima non ci fu nessun movimento, dopo alcuni minuti il topolino si affacciò attirato da profumo del formaggio.
Appena il topolino scorse Tommy, si rifugiò furtivamente nella tana, per poi riaffacciarsi subito dopo. Due o tre tentativi ancora e l’intrepido topolino conquistò il suo pezzo di formaggio. La scena si ripeté un paio di volte e ogni volta il topolino si guadagnava un pezzetto di formaggio.
Tommy stava per tornare al lavoro quando vide infine comparire il topolino con qualcosa di luccicante in bocca; si avvicinò e rimase senza parole dalla sorpresa: il topolino aveva depositato in terra una moneta d’oro. Non c’era dubbio: era la ricompensa per il formaggio che Tommy gli aveva offerto. Il ragazzo prese la moneta e tornò fischiettando al lavoro, senza raccontare ad alcuno la sua avventura.
Capitolo 2
Il giorno successivo Tommy andò a trovare il suo amico topolino, gli diede il formaggio e ricevette un soldo, ed il giorno dopo ancora, per l'intera settimana. Quando a fine settimana il signor Gaspare pagò Tommy, si accorse delle sue cinque monete d'oro e si insospettì.
“Tommy – disse Gaspare con voce minacciosa – dove hai preso tutti questi soldi?” E ancora: “Li hai rubati dalla mia sacca, vero? Ma adesso ti faccio vedere io…” afferrò un grosso bastone che era appoggiato alla parete e lo alzò su Tommy.
Il ragazzo si difese: “Signor Gaspare, non li ho rubati dalla bottega, sono miei”. Ma il fabbro non ci credeva “Se non li hai presi dalla bottega, dove li hai rubati? A qualche mio cliente? Adesso chiamo le guardie!”.
Tommy si vide così costretto a rivelare al signor Gaspare il suo segreto. Dapprima il fabbro si sentì preso in giro, ma poi disse: “Va bene. Se è vero domani andiamo insieme al fiume e vediamo questo topolino che regala monete d'oro.” E concluse “Spero per te che sia vero. Altrimenti chiamerò le guardie e ti farò arrestare”.
Il giorno seguente andarono al fiume, Tommy pose un pezzo di formaggio all'ingresso della tana del topo e si misero in attesa. Il profumo di formaggio riempì la tana, ma il topolino vedendo che Tommy non era solo, decise di non uscire.
Il signor Gaspare non era uomo paziente, e dopo alcuni minuti incominciò ad urlare: “Lo sapevo. Non c'è nessun topo e soprattutto nessuna moneta d'oro. Adesso vieni con me dalle guardie!”. Tommy si difese: “Mi dia retta signor Gaspare, si nasconda dietro quelle fronde ed aspetti ancora un attimo”.
Gaspare era titubante, ma decise di provare. Appena Tommy rimase solo davanti la tana, il topolino uscì e prese il pezzo di formaggio. Come al solito, Tommy pose ancora alcuni pezzetti di formaggio ed il topo, alla fine dello spuntino, ringraziò con una moneta d'oro come al solito.
Il signor Gaspare era senza parole: “Fantastico! Incredibile! – pensò fra sè e sè – una moneta d'oro per pochi pezzi di formaggio. Diventerò ricco!”. Uscì dal nascondiglio e si diresse da Tommy: “Bravo! Bel lavoro! Ma adesso dammi la moneta d'oro. Il formaggio è mio e quindi anche la ricompensa deve essere mia!”. Era sempre il solito prepotente, ed a Tommy non rimase che obbedire.
Da quel giorno, il signor Gaspare obbligò Tommy a recarsi dal topo all'ora di pranzo ed al suo ritorno in bottega pretendeva la moneta d'oro. Tutto procedeva al meglio per il signor Gaspare, finché un giorno, dopo aver preso l'abituale pezzo di formaggio, il topolino non diede alcuna monetina al ragazzo.
Quando Tommy lo riferì al signor Gaspare, egli dapprima pensò ad uno scherzo, a un tentativo del ragazzo di tenersi i soldi per sè, ma poi dovette rassegnarsi: il topolino aveva esaurito le monete!
A quel punto Gaspare vietò a Tommy di recarsi da topolino e soprattutto di portargli del cibo: “Non penserà mica di rimpinzarsi a spese mie – diceva ad alta voce – ti vieto di portagli qualsiasi cosa da mangiare”.
Capitolo 3
Nel tempo trascorso Tommy si era affezionato al topolino e non sopportava l'idea di lasciarlo solo e senza cibo; ogni sera, quando il signor Gaspare lasciava la bottega, il ragazzo correva al fiume a portare anche solo qualche briciola al suo amico topolino. Era passato molto tempo dall'ultima monetina d'oro ricevuta e Tommy ormai non si aspettava più nulla dal suo amico in cambio del cibo che gli portava.
Una sera però il topolino riservò una incredibile sorpresa al ragazzo: niente monetine d'oro, ma una chiave ed un foglietto attaccato.
Tommy prese questo foglietto, liso e un po' sporco, e lo guardò attentamente: era una mappa ed indicava un luogo vicino al paese. La curiosità era troppo forte, salutò il topolino e si avviò verso il luogo indicato nella mappa.
Era una cascina disabitata ormai da molti anni, poco lontana dal paese e vicina ad un vecchio pozzo. Accanto al pozzo vi era una grande quercia ed era proprio alla base di questo albero che la mappa suggeriva di scavare.
Tommy non aveva con se né pale né zappe, ma non si perse d'animo; cercò un grosso ramo ed iniziò a scavare. Dopo aver scavato per una mezz'oretta, il legno colpì qualcosa di strano, sembrava una grossa pignatta di porcellana. Completò il suo scavo e recuperò la pignatta, la aprì e rimase senza parole.
Era piena di monete d'oro, fino all'orlo. Tommy non ne aveva mai viste tante tutte insieme. Stanco ed emozionato, Tommy si sedette alla base dell'albero: “E adesso cosa faccio?! – pensò il ragazzo - torno alla bottega e lo dico al signor Gaspare? No, non mi sembra una buona idea!”. Decise quindi di rimettere la pignatta la suo posto e tornare alla bottega, senza dire niente.
Quella notte Tommy non riuscì a prendere sonno: quante volte aveva sognato di lasciare la bottega del signor Gaspare, andare via dal paese e magari aprirsi una bottega tutta sua? Ora aveva finalmente l'opportunità di poterlo fare. Il problema era il signor Gaspare: lui non gli avrebbe mai permesso di andarsene.
Il giorno successivo Tommy si recò al lavoro come al solito; il signor Gaspare non si accorse di nulla, se non che il ragazzo stava lavorando ad una curiosa gabbietta. Povero Gaspare, non poteva immaginare la decisione che Tommy aveva preso durante la sua lunga notte insonne.
Calata la sera, Tommy raccolse le sue cose, si recò al fiume a prendere il suo amico topolino e lo pose nella gabbietta che aveva costruito nella giornata. Si avviò quindi al mulino e recuperò la pignatta delle monete d'oro: adesso sì che poteva definitivamente allontanarsi dal paese.
Capitolo 4
Tommy viaggiò per molti giorni, a piedi ed a cavallo, visitò molti luoghi finché un giorno giunse in un bel paesino alle pendici dei monti. Il caso volle che in quel paese il vecchio fabbro avesse chiuso da poco la sua bottega: era l'occasione che Tommy aspettava da anni.
Comprò la bottega e diventò il fabbro del paese. All'inizio la gente non si fidava molto di questo giovane ragazzo, ma vedendolo lavorare cambiarono idea: in breve la fama del giovane fabbro raggiunse anche i paesi vicini ed i clienti non mancavano mai. La bottega ora era molto ben avviata e Tommy aveva ormai bisogno di un aiutante. E il topolino? Era sempre con Tommy ed aveva un posto d'onore nella bottega: la sua bella gabbietta era infatti in bella mostra sul bancone.
La storia era molto diversa alla bottega del signor Gaspare: avendo perso il suo aiutante e non avendo trovato un sostituto iniziò a perdere lavoro e clienti. Inoltre, non essendo più abituato al duro lavoro da fabbro, non riusciva più a fare lavori di buona qualità e tutti i clienti, prima o dopo, lo abbandonarono. Passati pochi mesi, Gaspare fu costretto a chiudere la bottega ed a lasciare il paese.
Il destino volle che le strade del signor Gaspare e di Tommy si incrociassero nuovamente. Un giorno infatti davanti alla bottega di Tommy si fermò un mendicante, incuriosito dalla gabbietta del topo esposta sul bancone. Tommy non poteva immaginare che quel mendicante fosse il signor Gaspare, ma questi riconobbe immediatamente la gabbietta e capì che il giovane fabbro era il suo ex aiutante.
Gaspare avrebbe potuto farsi riconoscere, farsi aiutare e magari tornare a lavorare con lui, ma era troppo orgoglioso. Si allontanò dalla bottega e si diresse pensoso all'osteria. “Non so come ha fatto a comprarsi questa bottega, ma sicuramente l'ha fatto rubandomi dei soldi. Altrimenti perchè sarebbe scappato?”. Ad un tratto si ricordò del topolino: “Ma certo! – esclamò – che stupido che sono! È il topolino che continua a dargli monete d'oro”. A quel punto non ebbe più dubbi: “Devo avere quel topolino a tutti i costi”.
Aspettò il calare della notte, poi si introdusse furtivamente nella bottega del giovane artigiano. Si diresse verso il bancone e, trovata la gabbietta con il topolino, la prese e la mise in un sacco. Si allontanò quindi dalla bottega e si diresse felice fuori dal paese, convinto di aver risolto tutti i suoi problemi.
Il mattino seguente, quando Tommy aprì la bottega, notò subito la mancanza della gabbietta: cercò dappertutto, ma del topolino non c'era traccia. Trovò invece in terra uno strano cappello: Tommy lo conosceva bene! Era il cappello del signor Gaspare. Ecco chi era quel mendicante e soprattutto ecco perchè fissava intensamente la gabbietta del topo. Una grande tristezza si impossessò del giovane; come avrebbe fatto senza il suo fidato amico topolino? L'arrivo dei clienti e la mole di lavoro da svolgere distrassero per tutta la giornata Tommy dai suoi tristi pensieri.
Capitolo 5
Intanto, nel bosco, il signor Gaspare era alle prese con il topolino: “Allora – urlava – dove le prendi le monete d'oro che dai a Tommy? Se vuoi il formaggio devi darmi le monete”. Ma il topolino rimaneva immobile e spaventato nella sua gabbietta.
Gaspare stava per perdere la pazienza, quando pensò: “Che sciocco che sono. Come fa a prendere le monete d'oro se è chiuso in gabbia?!”. Non avendo la chiave, ruppe il lucchetto e legò al collo del topo un robusto spago. “Ecco – disse Gaspare – adesso puoi andare a prendere le monete!”. Ma ancora un volta il topo rimase immobile. Gaspare non si diede per vinto e pose nuovamente il topo nella gabbia, legando con lo spago la porticina. “Di qui non puoi scappare – disse – e si coricò all'ombra di un grosso albero”.
Gaspare però si sbagliava di grosso; il topolino infatti aspettò che si addormentasse pesantemente e poi, con i suoi robusti dentini, tagliò lo spago e fuggì.
Al suo risveglio, Gaspare vide immediatamente la gabbietta ormai vuota: “Maledizione – pensò – e ora come faccio? Non posso certo tornare in paese a prenderlo. Tommy avrà trovato il mio cappello - accidenti a quando mi è caduto - ed avrà capito che ho preso io il suo topolino”. Gaspare, disperato e senza scelta, fu così costretto a rimettersi in cammino e di lui non si seppe più nulla.
Viceversa, la giornata che era iniziata tanto tristemente per Tommy stava per concludersi nel migliore dei modi.
Stava ormai per chiudere la bottega, dopo aver riordinato tutti gli attrezzi, quando improvvisamente apparve il suo amico topolino, lì sul bancone dove solitamente c'era la sua gabbietta. “Amico mio – disse Tommy visibilmente emozionato – sei riuscito a scappare! Temevo che il signor Gaspare avesse potuto farti del male.” Così dicendo si avviò al braciere e prese nuovamente i suoi attrezzi. “Non puoi certo dormire senza un nuova gabbietta”.
Lavorò tutta la notte, senza sosta, ed al mattino seguente il topolino era nuovamente al suo posto, sul bancone, dentro la più bella gabbietta che si fosse mai vista. Finalmente Tommy ed il topolino erano di nuovo insieme.