LA FORMICA ACROBATA
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Capitolo 1
Polly era la formica più coraggiosa e spericolata di tutto il formicaio. Amava uscire con le sue compagne in cerca di cibo ed avventure. Fuori dal formicaio, tutto era immenso, sconosciuto ed affascinante: nulla la poteva fermare e niente la spaventava. Le altre formiche da un lato ammiravano questo suo forte temperamento, ma dall'altro temevano sempre di essere trascinate in situazioni strane o pericolose.
Così, il più delle volte, Polly si ritrovava da sola nell'affrontare le sue avventure. Proprio come quel giorno che, di ritorno al formicaio con una grossa briciola sulle spalle, vide uno strano luccichio in mezzo al prato.
“Aspettate un attimo – disse Polly al capo-spedizione – voglio andare a vedere di che cosa si tratta”. Groom, questo era il suo nome, rispose: “Polly, lascia stare. Siamo già in ritardo. Dobbiamo rientrare al formicaio!”. Ma Polly aveva già posato la sua briciola e si era avventurata nel prato. “È sempre la solita. – sbottò Groom – prendete la sua briciola ed andiamo”.
La rincorsa di quel bagliore portò Polly molto più lontano di quanto avesse potuto immaginare: ma di questo la coraggiosa formichina non se ne curò. Invece fu molta la delusione nel vedere che quel bagliore altro non era che un raggio di sole riflesso su un piccolo pezzo di vetro colorato. “Pazienza. Non valeva certo la pena camminare così tanto – pensò Polly – ma adesso devo tornare velocemente al formicaio, altrimenti chi lo sente Groom”.
Solo allora si rese davvero conto di quanto si era allontanata: “Ma dov'è il formicaio? Non riesco vederlo – pensò Polly – Beh, poco male, chiederò a qualcuno se mi può aiutare”. Si avviò così verso il bosco ed a tutti gli animali che incontrava chiedeva informazioni sulla direzione da seguire. Così chiese al grillo: “Scusi, mi sa dire dov'è il mio formicaio? Sa, mi sono persa!”. “Mi dispiace – rispose il grillo – non so dov'è il formicaio. E poi, qui intorno ce ne sono tanti. Come faccio a sapere qual è davvero il tuo?!”. Non andò meglio né con la cicala né con il topolino.
Stava per entrare nel bosco, quando all'improvviso udì dei rumori di rami spezzati e vide le chiome di alcuni alberi agitarsi. Un grosso orso stava uscendo dal bosco e si dirigeva verso la radura dove Polly stava camminando. Per nulla intimorita dalla stazza dell'animale, Polly si avviò verso l'orso e giunto ai suoi piedi cominciò a gridare: “Ehi lassù! Mi senti?! Devo chiederti un'informazione”.
L'orso ovviamente non si accorse di nulla, salvo un leggero solletico alla zampona. Guardò in basso e vide la formica: “Ciao piccola! Di che cosa hai bisogno? – disse l'orso, un po' stupito – Se posso, ti aiuto volentieri”. Rassicurata da quelle parole, Polly chiese all'orso di potersi arrampicare sulla sua testa, per vedere se riusciva a trovare il suo formicaio. “D'accordo – disse l'orso – ma cerca di non farmi troppo solletico!”. Così la formica iniziò la sua lunga scalata verso il testone dell'orso. Era proprio grosso quell'animale e Polly ci impiegò parecchio tempo prima di poter arrivare in cima: finalmente arrivò e si piazzò proprio in cima all'orso.
Polly si guardò intorno, era davvero in alto e il panorama era stupendo. “Eccolo – esclamò finalmente Polly – l'ho trovato!” E ancora: “Grazie amico mio, adesso scendo” e si incamminò. Proprio in quell'istante si udì un sparo e l'orso iniziò a barcollare, prima di cadere pesantemente al suolo. Polly non potè fare altro che cadere insieme all'orso, rimanendo stordita nel forte impatto con il terreno.
Capitolo 2
Quando Polly si risvegliò, si guardò intorno cercando di capire dove realmente fosse. Dapprima ebbe un attimo di smarrimento, poi si ricordò dell'orso e si sorprese di essere ancora attaccata a lui. “Ehi, amico mio – disse la formica – tutto bene?”
L'orso era seduto all'interno di una grossa gabbia, e lo sguardo era un po' triste. Sentendo però la vocina della formica, si rallegrò che fosse ancora lì con lui: “Ciao piccola. Sei ancora qui? – disse l'orso – speravo fossi riuscita a salvarti”. Polly non capì e disse: “Salvarmi? E da cosa? E dove siamo esattamente?”. L'orso la guardò e disse “Siamo al circo! Io sono una delle attrazioni di questo circo. A proposito, io mi chiamo Teddy”.
“Piacere Teddy –rispose la formica – io sono Polly. Ma spiegami una cosa, che cos'è il circo?”. Teddy allora le spiegò che il circo è un posto in cui gli uomini fanno fare degli esercizi e dei giochi agli animali per far divertire altri uomini. Non era male, ma bisognava lavorare tutti i giorni, fare sempre gli stessi esercizi, sentire la musica a tutto volume, gli applausi delle persone: insomma un caos da cui lui aveva già cercato di scappare altre volte. Tutte le volte però lo avevano trovato e lo avevano riportato nella sua gabbia.
“Se ascolti me – concluse Teddy – scappa da questa gabbia ed allontanati, tu che puoi”. Ma Polly non ci pensava proprio: “Neanche per idea, io resto qui con te. Il circo mi sembra una cosa molta divertente – ed aggiunse – perchè non mi tieni con te questa sera quando ti esibirai sulla pista del circo? Sono proprio curiosa di vedere come funziona!”.
Teddy acconsentì e così la sera Polly osservò da vicino l'esibizione dell'orso: salti e passaggi su panche mobili, il cerchio del fuoco, i giochi con la palla e poi ancora le luci, la musica, gli applausi del pubblico: era semplicemente magnifico, il circo.
Quando Teddy tornò nella gabbia, Polly era eccitata: “Teddy, è magnifico – diceva con voce tremante – ma come fa a non piacerti?! È bellissimo! Mi porti con te anche domani?”. E così per intere settimane, Polly partecipò agli spettacoli con il suo amico Teddy.
La vita del circo la affascinava sempre più, non avrebbe più potuto farne a meno. Anzi, iniziava crescere in lei un'idea un po' pazza. Un giorno, mentre chiacchierava con Teddy, gli disse: “Amico mio, secondo te potrei fare un numero tutto mio?” e aggiunse “è molto bello stare con te, ma vorrei essere io la protagonista del numero, capisci?!”
L'orso rimase abbastanza sorpreso dalla richiesta di Polly, ma non scoppiò a ridere come Polly temeva: “Vedi piccola – disse l'orso – nel circo lavorano tutti animali grossi, così il pubblico li può vedere anche da lontano. Tu sei un po' piccolina, come potrebbero vederti le persone sedute sulle tribune se quasi non riesco a vederti io?”.
Polly ci pensò un attimo; Teddy aveva ragione, ma lei era molto abile ed a forza di stare nel circo aveva imparato molto dagli altri animali e dai loro domatori. Era piccola, ma non era disposta a rinunciare al suo sogno solo per questo. Così disse a Teddy: “Io ci devo provare! Mi dici dov'è l'ufficio del direttore del circo? Devo assolutamente parlargli.”
Capitolo 3
Entrata nell'ufficio del direttore, Polly si arrampicò sulla scrivania. Lui era seduto al tavolo che leggeva alcune carte e ovviamente non si accorse di nulla, finché un vocina non lo distrasse dalle sue letture.
“Buongiorno signor direttore, mi chiamo Polly e le devo parlare”. Il direttore alzò lo sguardo verso la porta, ma la vide chiusa. “Mi sarò sbagliato – pensò – posso tornare a concentrarmi sulle mie carte”. Ma di nuovo la vocina si fece sentire, questa volta ancora più forte: “Signor direttore, sono qui, sul suo sottomano. Sono Polly e sono una formichina”.
Il direttore aguzzò la vista e vide Polly che si sbracciava per rendersi più visibile. “E tu chi sei? E cosa ci fai nel mio ufficio?” chiese divertito il direttore. Polly raccontò la sua storia, l'incontro nel bosco con Teddy, la sua cattura ed il suo risveglio nel circo, le sue partecipazioni agli spettacoli con Teddy ed infine disse: “Io amo il circo e vorrei fare un numero tutto mio, lei pensa che sia possibile?”.
Sempre più divertito, il direttore disse: “Fammi vedere cosa sai fare” poi trasse dal cassetto una lente d'ingrandimento e fissò serio la formichina.
Polly fece vedere quello che di più divertente ed azzardato aveva visto in questo periodo, eseguendo salti e balli, sollevamento pesi ed equilibrismi. Si era allenata molto in questo ultimi tempi e adesso doveva dimostrare tutto quello che sapeva fare.
Il direttore si era improvvisamente fatto serio ed osservava con vivo interesse le performance della formichina. Alla fine si lasciò andare in un grande applauso: “Incredibile! Eccezionale! Brava!”.
Polly era molto soddisfatta, ma il direttore frenò il suo entusiasmo: “Sei davvero molto brava – disse il direttore – ma come potrebbe mai il pubblico riuscire a vedere il tuo numero. Sei davvero molto piccola”. Bisognava trovare il modo di superare questo ostacolo. “Direttore – disse la formica – perchè non diamo a tutti gli spettatori una lente come la sua, così potranno vedermi bene anche dalle ultime file!”.
Al direttore l'idea sembrò un po' folle, ma alla fine si convinse: “Potrebbe essere davvero un'idea originale. Nessun circo ha mai fatto nulla di simile. Siamo d'accordo. Domani ti esibirai in un numero tutto tuo. Complimenti!”. Felice ed emozionata, Polly corse da Teddy a raccontare tutto l'accaduto.
La sera successiva, all'ingresso del circo, ogni spettatore ricevette insieme al biglietto una lente di ingrandimento. Nessuno capì bene il senso di questo omaggio, in quanto il numero di Polly non era ancora stato pubblicizzato.
Lo spettacolo si svolse come al solito, finché il presentatore iniziò a parlare di un numero eccezionale, una prima assoluta nel mondo del circo. Parlava di una grande artista grossa come un chicco di riso, di incredibile agilità e coraggio. E concluse: “Ecco a voi Polly, la formica acrobata! Usate la vostra lente di ingrandimento e godetevi lo spettacolo”.
Il pubblico rimase un po' perplesso a questo annuncio, qualcuno aveva già messo la lente nella borsa oppure l'aveva appoggiata chissà dove! Ma quando le luci si abbassarono ed iniziò la musica, tutto il pubblico avevo lo sguardo puntato a centro pista dove si stava per esibirsi la formica acrobata.
Lo spettacolo fu un tale successo che la fine del numero fu salutata da un vero e proprio boato: applausi, urla, fischi insomma un vero tripudio. Polly, emozionata e felice, ringraziava il pubblico mentre il direttore capiva di avere per le mani qualcosa di davvero eccezionale, che avrebbe reso il suo circo famoso in tutto il mondo.